Una madre con il lessico che tocca il cuore. Buon compleanno, Natalia

Devo a lei e ai suoi libri la consapevolezza che una storia può entrarti dentro e toccare l’anima. Devo a lei la prima lettura con la certezza che non avrei mai smesso di tenere un libro davanti agli occhi. Devo a lei la convinzione che il mio amore per la scrittura e per la parola scritta in genere avesse bisogno di essere allevato, educato, fatto crescere. Sì, proprio come i figli.

Oggi lei avrebbe compiuto cento anni e mi preme che anche il mio blog non tralasci di dire

Buon compleanno, Natalia.

Nacque a Torino nel 2016, Natalia Ginzburg, l’autrice di quel “Lessico famigliare” che presi in mano per la prima volta in terza media. Ci capimmo subito, quel testo e io. Lo stile semplice e pulito, la linearità del racconto, quel non esagerare mai con il dolore (“e non lo vidi più” dice quasi frettolosamente a un certo punto ricordando la scomparsa di Leone Ginzburg) produssero in me il bisogno dell’emulazione.

Non che fosse così scontato: era il periodo post infanzia, la mia quasi adolescenza, quando gli idoli si esibivano con la chitarra in mano sui palcoscenici di tutto il mondo. Eppure in quel momento il libricino di Natalia Ginzburg fu un’esperienza indimenticabile.

“Lessico famigliare” parlava proprio a me, intorno ai quattordici anni, in un dialetto che non era il mio ma che capivo perfettamente: ogni famiglia ha un suo lessico, tutti noi usiamo nomi e modi di dire particolari per indicare nostra nonna o uno zio o un fratello. Sono parole che solo in famiglia possono essere comprese.

Immagino che molti di voi qui in questo spazio dove si parla di figli e genitori, di famiglia e ansie e passioni e svaghi e problemi vari, immagino che possiate comprendere la vicinanza ai temi che la Ginzburg ha affrontato con la penna. E ciascuno penserà al proprio di lessico, a quel certo modo d’intendersi che solo a casa funziona. Quel modo di parlarsi che riconosceremmo anche in capo al mondo.

Quando invece si comincia a scrivere, magari a lavorare con le parole, quel lessico di famiglia viene rivisto, modificato, a volte sacrificato o semplicemente tradotto in un vortice di espressioni che possano raggiungere il cuore di chiunque.

Ecco, questo oggi voglio fare. Lasciare che ciascuno di voi tragga dalle parole di Natalia Ginzburg un colpetto all’anima, una scintilla che inneschi una riflessione, faccia riemergere un ricordo, inviti a un sorriso.

Quando sono diventata mamma e poi su su con la crescita della famiglia, ho trovato nelle parole della scrittrice molte verità. Mi piace condividerle con voi, con le mamme di questi giorni, con i padri di oggi, con chi si lascia riempire dalla scrittura e dai libri di tutti i generi.

Chissà se anche Natalia oggi si sarebbe sentita una MML (madre-moglie-lavoratrice) alle prese con il tutto quotidiano di una donna che sta crescendo dei figli ma che ha anche da tessere la rete dei suoi molti impegni, doveri e svaghi?

Cito due righe tratte da “Le piccole virtù”, poche parole in cui l’autrice descrive la madre. E’ un modo elegante, sentito e commovente per dire di una mamma che sa dare tanto spazio al bene e al bello relegando il brutto a una parentesi microscopica. Ecco, cari tutti che visitate il mio blog, auguro che queste parole servano a migliorarci un po’.

“Aveva mia madre quella sua natura così lieta, che investiva ed accoglieva ogni cosa, e che di ogni cosa e di ogni persona rievocava il bene e la letizia, e lasciava il dolore e il male nell’ombra, dedicandovi appena, di quando in quando, un breve sospiro”.

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Mrs. Plonery Written by:

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