Otto ore di lavoro al giorno, sì o no?

Oooh, eccola lì la notizia che tutte stavamo aspettando. Otto ore di lavoro al giorno sono troppe – lo hanno appena detto i consulenti tedeschi del governo di Angela Merkel.

Quando ho letto la notizia che il pacchetto-otto-ore-tutti-i-giorni è roba da archeologia del lavoro, ho fatto su whatsapp il giro delle amiche mamme-che-lavorano mandando i link ai vari siti web che stanno parlando della proposta di un gruppo di esperti sul tema del lavoro. In sostanza, da Berlino e dintorni consigliano di rivedere il tempo da passare in ufficio.

Non vi dico che cosa ho ricevuto sullo smartphone! Vi riassumo i concetti in un’espressione elegante, neutra va’, risparmiandovi i commenti un po’ forti.

Era ora che si cominciasse a parlare di ridurre tutto quel tempo che dobbiamo passare al lavoro. Questa, in sostanza la posizione dei miei contatti che sono di sesso femminile, hanno figli, famiglia e pure un lavoro.

Ho sempre pensato che un orario fisso, ingessato, obbligato e peraltro lungo di lavoro portasse pochi benefici alla resa professionale. Almeno nella maggior parte dei casi. Certo, eccezioni a parte.

Figuriamoci poi in tempi come questi in cui le risorse e i canali digitali riescono davvero ad annullare le distanze fisiche. E in effetti il ragionamento del pool tedesco sembra sostenere il fatto che il digitale al lavoro potrebbe costringere a rivedere alcune faccende, come appunto le otto ore di lavoro che portano la mattina milioni e milioni di persone a varcare la soglia dell’ufficio per riattraversarla in senso contrario solo a pomeriggio ben inoltrato; quasi a sera.

Questa legge che impone di rimanere inchiodati in ufficio/azienda otto ore tutti i giorni è obsoleta, superata, vecchia bacucca come direbbe mia nonna. No, non lo dico io né mia nonna. Lo sostengono i “cinque saggi” tedeschi, come si legge un po’ dappertutto.

Non ho mai creduto che tanto lavoro corrispondesse a ottima prestazione. Mai. Né prima di diventare mamma e tanto meno dopo aver avuto i figli. E pure nell’universo maschile tante-ore non equivalgono a dire lavoro-top.

Come si fa, allora? Si lavora tutti poco solo perché il numero otto non ci è tanto simpatico? Mavvia… Sarei per difendere la possibilità di lavorare quanto serve e questo significa che certi giorni possono volercene anche dieci di ore al lavoro, e magari il giorno seguente ne possono bastare cinque o sei. E via così.

Vogliamo provare a ragionare – finalmente! – sul fatto che il lavoro digitale, o comunque le ripercussioni del digitale nel mondo del lavoro, deve pur portare qualche cambiamento? Vogliamo provare a ragionare sul fatto che la tecnologica non può limitarsi a farci smanettare sullo smartphone?

Una giornata intera al lavoro per tutti i giorni della settimana è un tempo lungo:

non solo e non tanto per i figli che chiedono “mamma, ma quando vieni?”

non solo e non tanto perché anche la gestione di una casa e di una famiglia non può essere lasciata al caso o a quel tempo compreso tra la sera e la notte

non solo e non tanto perché da qualche parte potrebbe anche esserci un partner di cui a momenti non ricordate né il nome né i tratti somatici tanto è scarso il tempo in cui riuscite a vederlo e a scambiarci qualcosa che non sia un messaggio sull’Iphone.

Una giornata intera al lavoro e per tutti i giorni della settimana è un tempo troppo lungo anche per il lavoro in sé, per la nostra performance professionale e dunque per i risultati economici e di profitto. E invece noi teniamo molto a dare il nostro meglio sul lavoro ottenendo quando possibile anche dei grandi obiettivi.

Vi dico tre cose:

Necessità di concentrare le forze e mettere in campo le nostre migliori competenze quando siamo al lavoro. Senza sbavature, né strascichi, né perdite di tempo, potremo alzare la produttività e ridurre l’orario giornaliero di lavoro

La tecnologia e il digitale in tutte le loro sfaccettature possono essere una mano tesa per dedicare tempo al lavoro e lasciare un po’ di spazio per gestire il nostro tempo

Intrecciando sempre più spesso la vita professionale con quella personale, si può ambire a risultati lavorativi in crescita. E con la soddisfazione di poter manovrare qualche spazio in più per la famiglia e anche per noi.

Chissà che prossimamente le indicazioni dei “saggi” tedeschi non portino a orari di lavoro più flessibili e a qualche affanno in meno nella vita della nostra “categoria” di madri, mogli/compagne e lavoratrici.

Commenti? Se vi va, dite la vostra.

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