Non dite “ma” e nemmeno “devo”. Se usiamo le parole buone, tutto funziona meglio

Non dite “ma”, provate con “e”: il cervello registra che state cercando di fare due cose contemporaneamente e vi darà una mano.

Non dite “devo” e introducete il “voglio”: vi renderete conto che tutto quello che fate ve lo siete scelto.

Da dove arrivano questi consigli su come usare le parole? Sono stati diffusi in questi giorni i risultati di nuovi studi di neuroscienze che raccomandano di stare attenti a come si parla.

Ho pensato subito al nostro linguaggio, a quello di una MML – madre, moglie, lavoratrice. Applicando le indicazioni degli studiosi americani, può venire fuori qualcosa tipo questa.

Voglio farmi la doccia e preparare la cena

(prima dei nuovi studi avremmo detto: voglio farmi la doccia ma devo preparare la cena).

Voglio sdraiarmi a leggere un libro e verificare la situazione-compiti di scuola dei Plonerini

(prima: voglio sdraiarmi a leggere un libro ma devo verificare la situazione-compiti di scuola dei Plonerini)

Voglio fare un weekend in montagna e ho da seguire gli impegni sportivi dei Plonerini, sia sabato che domenica

(prima: voglio fare un weekend in montagna ma devo seguire gli impegni sportivi dei Plonerini, sia sabato che domenica).

Vedete come cambiano i contorni e pure i contenuti?

Cari professori dell’università californiana di Stanford che recentemente vi siete dati la pena di studiare ancora una volta il peso di ogni parola: ho fatto qui qualche esempio usando “e” al posto di “ma” oltre a “voglio” in sostituzione di “devo”. Decisamente il quadro generale migliora.

Ma ho paura (attenzione! Ho usato “ma” insieme a “paura”… mmmh che brividi!) che la sostanza delle mie affannose giornate non cambi.

Voi dite, studiosi, che il mio cervello ha registrato che devo fare più cose contemporaneamente?

Assicuro che era una delle poche certezze dei miei neuroni.

Aggiungete che usando le parole buone scelgo quello che voglio fare? Devo riconoscere che l’ironia è forse l’essenza del vostro recente studio.

Appena ho appreso di alcune parole da bandire dal nostro vocabolario per migliorare le relazioni con gli altri, ma anche per stare meglio con noi stesse, ho pensato di parlarne con qualche amica MML – madre, moglie, lavoratrice -. Quando dico che basta scambiare “e” con “ma” e la testa capisce che stiamo facendo due cose insieme, da una MML ottengo una di queste tre reazioni.

Uno. Dimmi quale altra parola devo inserire perché il mio cervello capisca che sto facendo non due ma dieci cose contemporaneamente. Sbrigati a dirmelo, è questione di sopravvivenza.

Due. Smettila di raccontare panzane e dammi una mano che ho un mare di cose da fare contemporaneamente.

Tre. Ho sempre odiato gli studiosi che non si fanno mai i fatti loro e pensano solo alle faccende degli altri. Ora anche di noi mamme che facciamo più cose contemporaneamente.

Che facciamo, plonerine, proviamo comunque a badare alle parole buone, a usare espressioni collaborative e possibiliste? In fondo, gli studi scientifici sono pur sempre studi scientifici. E chi siamo noi, semplici-impegnate-affannate MML? Eh, chi siamo? (…forse ottimi terreni per i prossimi esperimenti sul linguaggio…?!)

Poi vediamo se in pieno caos famiglia-lavoro, lavoro-famiglia-cosevarie, scuola-figli-marito, vediamo se una sistematina alle parole sarà sufficiente a spianare un po’ la nostra strada.

Dato che adoro le parole, penso che cercherò d’impegnarmi. Via, da subito.

“Plonerini! Ho un desiderio: parlare con voi giocando a ‘Scrabble’ senza “ma” e senza “devo”. Oraaaaaa!” :)

 

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