Mamma, ti aspetto… Pensieri di figlia per la madre che domani torna a trovarla

E’ la storia di una figlia adulta che vive all’estero e di sua madre che spesso prende un aereo e va a trovarla. E’ la storia di un’attesa, l’ennesima attesa dell’arrivo di Lei – la madre – che mai si stanca di fare la valigia e ripartire per andare a vedere la figlia ma anche il nipotino e insieme passare tanti giorni a coccolarsi. Perché non c’è età per farsi le coccole.

Questa storia l’ho trovata girando per blog, mi è piaciuta molto e ho chiesto alla sua autrice di fare un salto qui, sul nostro blog di Mrs. Plonery, per raccontarla anche a noi. Leggetela, è toccante. Arriva da Anupsidedownmum. Grazie, Elisa.

 

“Ok, stai serena. Ci vediamo domani!.”

Così ho chiuso una telefonata poco fa.
E mi è sembrata una cosa strana, incredibile e pazzesca allo stesso tempo.

E poi, dopo 2 minuti, tu ti ritrovi a sistemare i letti, pulire la casa, sbattere i tappeti, fare la spesa.
Eh sì, perchè non vuoi farti trovare “fuori posto”.
All’ improvviso ti accorgi che i tuoi capelli sono in disordine, che tuo figlio ha ancora tutti i giochi sparsi per casa, che tuo marito non ha ancora cambiato la lampadina in bagno.

Domani. Domani sarà qui!

E tu pensi a fare un riassunto di tutte le cose non dette in dieci mesi e che vuoi finalmente raccontare. Pensi a quanti momenti, parole, abbracci ed amore si siano persi in questi dieci mesi. O forse no…Perchè in fondo l’amore è forte.

tramonto nel cuore tra le mani

Pensi a che cosa fare, a dove andare, a come ottimizzare al meglio i prossimi tre mesi. Mesi in cui si concentrerà l’amore, la vita, l’affetto, la crescita, la condivisione di attimi che rimarranno eterni…

E aspetti…Ti connetti ogni secondo all’ora italiana. Analizzi i dati del web, cercando di capire se il volo è in orario e se tutto è ok…E ti prepari ad andare a dormire, mentre qualcuno nell’altro emisfero si prepara ad un viaggio di ventiquattr’ore, (32 ore in totale, tra scali ed attese), per raggiungere te, la tua vita, la tua famiglia.

Ti rendi conto di quanto sia forte l’amore di un genitore.
Ti chiedi se anche tu un giorno sarai in grado di fare altrettanto. Forse. Chissà.

Lei in attesa alla finestra con aereo in arrivo

Ti chiedi se è una cosa fattibile a 71 anni. Dici a te stessa che ormai è la terza volta e che tutto è ok…Però, dentro il cuore, sai che ogni anno è diverso. Ogni anno, è un anno in più…Per noi, per lei, per tutti…
E ti domandi fino a quando tutto ciò sarà possibile. Fino a quando potrai fare con tuo figlio il “countdown” dei giorni che mancano fino al giorno in cui la rivedrai, la rivedremo, qui, in terra australiana.
E ti chiedi se tutto ciò è giusto, corretto… Un genitore che insegue la figlia in giro per il mondo…

Non l’avresti mai detto.
E non l’hai mai neppure mai pensato, soprattutto nei giorni in cui, lei, trent’anni fa, ti sistemava il colletto del grembiulino a righe, cercava di portarti in tempo a scuola e non ti faceva sentire la sua assenza notturna, in quelle notti lì in cui lei era altrove. Era in una sala, con grandi luci bianche, accese, pronte, a volte, a spegnere i sogni di chiunque. Luci accese per illuminare la sua mente e gli strumenti necessari da consegnare nelle mani di chi, in quelle notti lì, avrebbe avuto il compito di salvare una tra le tante ignote vite.

Lei, che poi tornava. Tornava da te. Con quelle mani, dall’odore intenso, che hai sempre odiato. Odore di disinfettante e di varechina. Mani che portavano l’odore della vita ma anche della morte. Quelle mani, che, seppure con quell’odore e con tutto quel fardello, sono state le mani delle tue prime carezze, dei tuoi primi caldi e sani abbracci. Quelle mani ora non più odorose, ma sempre grandi e belle. Mani di mamma, di donna, di guerriera…

E tu, speri che tutto ciò non finisca mai, che l’attesa ripaghi tutte le notti in cui, in questi mesi, avresti voluto avere quell’unico abbraccio lì. Quelle uniche mani lì.

Mani di donna intrecciate

E aspetti. Ti corichi, aspettando il domani.
Quel domani in cui, quell’abbraccio lì, lo riavrai. Insieme a quelle mani, con le unghie finalmente laccate di rosso. Mani che saranno, come sempre, pronte ad accarezzarti e a dirti :”Sono qui, ed è tutto ok!”.

Ti aspetto mamma.
Buon Viaggio.
Ti voglio bene.

xoxo
Elisa

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3 Comments

  1. 25 gennaio 2016
    Reply

    Bellissimo! Seguo Elisa sul suo blog e mi piace tanto!
    Vivo lontano anch’io dall’Italia e dalla mia meravigliosa famiglia, mia madre appena può mi viene a trovare ed è sempre un’emozione unica accoglierla in una nuova realtà, in una nuova casa e farle scoprire un mondo diverso e lontano dall’Italia.

  2. 20 gennaio 2016
    Reply

    Quante emozioni in un’unica emissione vocale! So perché sembra che tu abbia scritto quasi di getto, guidata da tanto amore per la tua mamma e per “la figura materna” che per te è corrispondente allo stereotipo della madre che accoglie e regala amore.
    Bello

  3. 20 gennaio 2016
    Reply

    Grazie Mrs. Plonery, felice di condividere la mia esperienza con te e con tutte le tue meravigliose lettrici, donne e mamme in bilico tra lavoro, figli, casa, marito ed emozioni di donna. Ti abbraccio.
    xoxo
    Elisa

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