Mamma, quando vieni??? I figli hanno il diritto di chiedercelo

Mamma, quando vieni?

E’ una di quelle domande che una madre che lavora si sente rivolgere presto, assai prima che un figlio o una figlia siano in grado di parlare correttamente.

Proviamo a scriverlo come una formula: mamme e lavoro+sensi di colpa = un gran caos

Non si è mai abbastanza preparate per sentirsi chiedere: “Mamma, quando vieni?”.

Magari siamo al lavoro, all’ennesima ora d’impegno professionale. Ancora un incontro, ancora due telefonate, ancora una riunione, ancora mail da leggere, ancora clienti da ricevere, ancora documenti da preparare, ancora qualcosa da fare prima di poter tornare a casa. E nel frattempo, quando la testa è in funzione sulla modalità-ufficio (o altro lavoro qualsiasi) ecco il telefono che squilla e la vocina di un figlio vi supplica di correre ad abbracciarlo.

Sentite la stilettata in pieno petto, vero? La sentite?

Non c’è MML (madre-moglie-lavoratrice) che possa dire di non aver provato questa triste emozione.

I piccolissimi lo dicono prima con il pianto inconsolabile, poi lo fanno con i capricci quando si rifiutano di andare a dormire tranquilli come hanno sempre fatto, altri decidono che per farsi intendere possono non mangiare anche se il pancino ha fame. Appena un po’ più grandicelli, cominciano a dirlo con le parole giuste.

Mamma, quando vieni?

E tu, mamma, te lo senti chiedere al telefono mentre sei in ufficio, quando lavori e sai che hai ancora ore davanti a frapporsi fra te e tuo figlio.

Coltellate? Frustate? Bastonate? Come si chiamano i dolori del senso di colpa che una madre avverte quando il richiamo del figlio è insistente e l’impegno lavorativo le impedisce di correre a casa ad abbracciarlo?

Quando vieni da me?

Non c’è MML (madre-moglie-lavoratrice) che possa scampare alle stilettate del cuore quando il dovere fa a pugni con l’amore.

A volte, ci aiuta la ragione che fa trovare parole di conforto per dire stai tranquillo, piccolo, tra poco sarò da te.

Altre volte ricorriamo alla fantasia per rasserenare i nostri figli: che fai, piccolo? Non hai preparato il missile magico? Forza, con carta e pennarelli. Disegna tanti cuori e lancialo dalla finestra. Arriverà da me in un baleno…

Poi proviamo a metterla sullo scherzo: ma come, amore mio, rinunci a giocare con il tuo amichetto e stai al telefono con me? Cos’è, il tuo caro Mattia è in bagno e ti senti solo? Mi chiami per questo? Dai, su, riprendete i Lego e costruite una bella moto potente che poi ci facciamo un giro insieme.

Qualche volta invece infiliamo le labbra fin dentro al telefono purché un bisbiglio di mamma arrivi dritto dritto nell’orecchio del nostro bambino.

Oppure giochiamo la carta del regalino: stai tranquillo e aspettami che quando torno ho una sorpresina per te nella borsa!

Ciascuna di noi sa che deve fare i conti con le richieste perentorie dei figli (hanno la febbre, vogliono fare quel gioco e senza di noi è impossibile, avevate promesso di preparare insieme i biscotti col cioccolato, dovevate uscire insieme per comprare i pacchetti di figurine e via così) e sappiate che una risposta buona per tutte le situazioni non c’è.

I figli hanno bisogno di farci sapere che sentono la nostra mancanza, hanno il diritto di dire ad alta voce che quelle ore fuori da casa per loro a volte sono insopportabili, hanno pure tutte le ragioni per mettere al primo posto un certo gioco da fare insieme, o una corsa in bicicletta, o una torta da preparare.

E noi, mamme ma anche babbi, dobbiamo saperli rassicurare.

Non è facile! Mica perché non abbiamo tempo… no.

Non è facile! Mica perché non troviamo le parole… no.

Non è facile rassicurarli perché ci pesa la stilettata che sentiamo nel cuore quando loro, i figli, ci reclamano.

Mi piace pensare che il tormento del senso di colpa, il desiderio irrealizzabile di mollare tutto in quel preciso istante e correre da loro, l’impossibilità di colmare la distanza fisica tra noi e i figli durante la giornata, siano in realtà uno dei tanti motori affettivi di cui i genitori devono dotarsi.

Non sono le ore di lontananza, in verità, che ci feriscono ma è il nostro sentirci incerti, bisognosi a nostra volta di rassicurazione e abbracci.

Ecco, ogni volta che facciamo/pensiamo qualcosa del genere, riflettiamo sul fatto che stiamo facendo un po’ più i figli e un po’ meno i genitori.

Ragioniamoci su. E auguro a tutti di trovare in quella domanda (“Mamma, quando vieni?”) la forza necessaria per mettere ordine nei nostri doveri e nei nostri grandi amori. Così tutto riprende a funzionare meglio. Ogni giorno.

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