I Re Magi spiegati ai bambini (e la forza di una sorpresa)

C’erano una volta tre ricchi e colti signori, si chiamavano Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, erano i Re Magi. Intrapresero un lungo viaggio seguendo le stelle nel cielo finché una stella più luminosa delle altre attirò la loro attenzione e li guidò fino alla capanna di Betlemme, dov’era nato Gesù.

Portarono doni preziosi al piccolo venuto al mondo fra le braccia dei genitori, Maria e Giuseppe, talmente poveri da non potersi permettere né una cameretta comoda e calda, né un reparto di ostetricia ben attrezzato. I Re Magi giunsero davanti al piccolo Gesù e offrirono oro, incenso e mirra. Indossavano abiti di stoffe pregiate e grandi mantelli decorati. Si dileguarono presto lasciandosi alle spalle la magia dei doni, la sorpresa di una visita, la festa dell’Epifania.

Fin qui la storia tramandata dalla tradizione cattolica.

Ma dato che ai bambini piace favoleggiare su tutto, e anche a me non dispiace per niente, ecco una rivisitazione della storia dei Re Magi per dire ai figli che un regalo inaspettato è tanto ma tanto ma tanto gradito. Sempre. Anche quando non si è a Betlemme nell’anno zero, o giù di lì.

Più volte l’ho raccontata così.

C’erano una volta tre ragazzini. Erano tre fratelli che amavano giocare a pallone. Lo facevano sempre, anche nel cortile sotto casa. D’estate e d’inverno, tornando da scuola e in ogni momento libero. Dappertutto c’era un pallone da prendere a calci e le sedie da giardino diventavano i pali delle porte dove fare gol.

Un giorno, i tre furono chiamati all’improvviso a festeggiare il compleanno di un bambino arrivato da poco nel loro vicinato. Lo avevano visto solo qualche volta, di sfuggita, insieme a una signora un po’ anziana, forse una nonna.

Si sapeva solo che il bimbo non camminava bene, anzi zoppicava vistosamente. Non aveva ancora amici in paese, e quel giorno era il suo compleanno.

La signora, che pareva sua nonna, suonò alla porta di casa per dire che nel pomeriggio avrebbero festeggiato Ronny e che era stata preparata una torta con le candeline.

“Fa dieci anni, il mio Ronny. Vi aspettiamo”.

Dovetti convincere i miei figli ad andare da quel ragazzino arrivato da poco.

“Ma chi lo conosce?” obiettarono i tre.

“Ma non sappiamo che dire?” insistevano.

“Ho l’allenamento, andate voi” provò il più grande.

Insistendo, riuscii a convincerli e ad andare. Solo una mezzoretta, dai solo una mezzoretta.

Non avevamo niente in casa da regalare a un ragazzetto di quell’età così decisi di andare a mani vuote spiegando ai figli che comunque sarebbe stata la loro presenza a fare la differenza. Qualche gioco insieme, due parole e nuovi amici. Quello sarebbe bastato a far contento il nuovo arrivato.

Prima di uscire dal cancello, i figli raccattarono tre palloni usati e abbandonati negli angoli del giardino e si presentarono a casa di Ronny con i tre doni.

Il primo consegnò un pallone bianco e nero, il secondo portò un pallone dorato e anche un po’ sdrucito, il terzo un pallone bianco e blu un po’ sgonfio.

Non dimenticherò gli occhi di Ronny quando prese in mano un pallone dietro l’altro. Il suo viso rideva tutto, anche i capelli erano ritti e sembravano contenti.

Tornando a casa dissi ai figli che avevano fatto tre grandi gesti e che ero orgogliosa di loro. Dissi anche che mi avevano ricordato i Magi e loro doni arrivati in silenzio, a sorpresa, davanti al bimbo appena nato.

Quando ho da rammentare loro che i regali fatti col cuore sono i più graditi, e che la forza di un regalo inaspettato è dirompente, spesso racconto questa storia e anche quella di Gaspare, Melchiorre e Baldassare in una notte di tanti secoli fa.

Pare che funzioni.

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Mrs. Plonery Written by:

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