Compiti a casa noiosi e poca voglia di studiare? Ecco cosa fare

A tutti i genitori, prima o poi, capita di sentirsi dire qualcosa come “non ho più voglia di andare a scuola”, oppure “voglio smettere di studiare”, o anche “oggi voglio stare a casa, non vado a scuola”. A volte sono i bambini della scuola elementare alle prese con le prime difficoltà di apprendimento, o magari si tratta di qualche scontro con i compagni e subito il nostro piccoletto viene sfiorato dall’idea che non andare più a scuola possa risolvere tutti i problemi. Spesso la brillante idea arriva dai figli più grandicelli, magari già alla scuola media o alle superiori: in piena crisi esistenziale cominciano a martellarci con quel “voglio smettere di andare a scuola”, “non studio più”. E poi immancabile la domanda “ma a cosa mi servono tutte queste materie da studiare?”.

Che fare? Premesso che ciascun genitore conosce il proprio figlio e da lì dovremmo partire per qualsiasi riflessione, direi che la prima cosa da fare è pensare che non esiste una risposta o un rimedio buono per tutti. Si tratta di adattare il messaggio proprio a nostro figlio, piccolo o grande che sia.

Mentre loro, di fronte ai compiti per casa, ci presentano il campionario dello studente pigro e ribelle, arrendevole o magari poco coinvolto, scarsamente motivato o semplicemente dedito al “perché no e basta”, noi proviamo ad avvicinare l’orizzonte e a spezzettare gli obiettivi.

A un ragazzino che ripete come un mantra “ma chi me lo fa fare di studiare?” serve a poco continuare a dire che da grande te ne accorgerai, quando andrai a lavorare allora sì che sarà dura, e quando avrai dei figli potrai capire quello che ti sto dicendo e via così.

Meglio mirare un po’ più basso per sperare di essere almeno ascoltati. Soffermiamoci su alcuni aspetti.

Aiutiamoli a concentrarsi su quello che stanno facendo.

Se il bambino ha da fare tre esercizi di matematica e dopo mezzora è ancora a metà lavoro, evitiamo di cominciare a gridare che è pigro, sa soltanto perdere tempo, e a quest’ora chissà potevi aver già concluso tutti i compiti. E’ il caso di fargli notare la scarsa efficacia delle distrazioni e per renderlo più consapevole dell’importanza della concentrazione proviamo a portare qualche esempio di attività che lo fanno divertire. Magari possiamo ricorrere allo sport. Più o meno così… Quando sei a danza, quando giochi a calcio, quando ti alleni a pallavolo (ciascuno prosegua riferendosi all’attività dei propri figli) riesci a memorizzare velocemente l’esercizio e ti alleni con impegno per dare una buona prestazione. Ecco – facciamo notare -, in quei momenti la concentrazione ti aiuta e il risultato in campo (o in palestra) arriva presto ed è soddisfacente. Prova a mettere un bel po’ di concentrazione sugli esercizi che hai segnato sul libro. Vedrai, rimarrai sbalordito dalla velocità con cui procederai nello svolgimento.

E’ meglio fare un passo alla volta.

Inutile e dispersivo puntare subito al risultato massimo. Meglio procedere per gradi. Mettiamo che il bambino riesca a svolgere non più di quattro esercizi in mezzora. Ponetegli l’obiettivo di farcene stare cinque, sempre nei trenta minuti. Un gioco, una piccola sfida. E’ l’obiettivo che gli proponete e che poi cercherete di verificare insieme, senza obblighi né ramanzine. Solo un passo alla volta.

Piccole ricompense per grandi soddisfazioni.

Se il bambino ci sta mettendo impegno non esitate a ricompensarlo con qualcosa che sapete gli farà piacere. Non dimentichiamo che in prima linea c’è il nostro apprezzamento. Sarà contento del passetto in avanti appena fatto se sottolineiamo quanto è stato bravo a concludere cinque esercizi in una mezzoretta; possiamo anche dire che non ci è sfuggito quell’impegno a voler finire i compiti prima di uscire di casa per andare con gli amici. E ancora: ho sentito che hai ripetuto un sacco di volte ad alta voce la poesia che andava imparata a memoria. Bravo!

Non dimentichiamo il dialogo ed evitiamo il confronto.

Anche parlare di scuola – quello che è accaduto in classe, le chiacchiere tra compagni, pure qualche battuta che ha divertito tutta la classe – è un modo per entrare in empatia con il nostro piccolo o grande studente. No alle domande dirette (cosa ha detto la prof? quante risposte sbagliate hai dato a inglese? dimmi i voti di stamattina), sì a richieste che fanno sentire il vostro interessamento a tutta la vita scolastica (sentimenti, perplessità, conquiste, piccoli si-dice).

Ma non illudiamoci, cari genitori! A volte, pur cercando di mettere in pratica tutti i consigli per motivare i figli-studenti, ci troviamo lo stesso con lui o lei che ciondolano davanti alla sfilza di esercizi segnati sul diario alla pagina di domani.

Pochi giorni fa i Plonerini stavano dibattendo su un’annosa questione: ma a cosa serviranno tutti questi esercizi? continuavano a sbuffare.

In contemporanea siti e giornali stavano parlando della scomparsa di Remo Ceserani, studioso di letteratura, docente nelle maggiori università italiane e del mondo ma – per me – soprattutto autore di quei libri “Il materiale e l’immaginario” che ho fissi nella mente e nel cuore. I testi su cui ho studiato alle superiori e che in questi giorni ho visto girare sui giornali e su internet.

“Nooo, il Ceserani… il mio libro delle superiori!” ho esclamato leggendo il titolo sulla morte del letterato.

“Chi? Ceserani?” ha chiesto stranito Plonerino medio.

Ceserani libro

“E’ stato l’autore dei miei libri di letteratura alle superiori” ho spiegato continuando a leggere l’articolo.

E subito ho rivisto chiara in testa l’immagine della copertina dei libri di scuola, ho risentito nelle orecchie la voce della prof. d’italiano quando diceva: “Prendete il Ceserani a pagina…”. Un bellissimo tuffo al cuore.

Mi dev’essere scappato un sorriso in faccia perché Plonerino grande mi ha chiesto: “Che fai, ridi?”.

Ho proprio dovuto spiegarmi. Sorridevo perché mi stavano scorrendo in testa le immagini e le battute della mia classe, e per la potenza magica della mente e della memoria in un secondo ho rivisto pezzi di film della mia adolescenza, quel Ceserani-libro compagno di tante mattine e altrettanti pomeriggi a studiare autori, testi, poesie.

Chissà se i Plonerini hanno capito. Per un po’ sono rimasti sui loro commenti.

“Quella di matematica non ha limiti” dice uno.

“Non sai cosa riesce a fare la prof di fisica, è una mitraglia” dice l’altro.

“Ma a che ci servirà tutta questa roba?” si domanda stufo Plonerino.

Allora ho provato a intervenire avanzando in punta di piedi come se stessi attraversando una distesa di uova fresche.

“Prendete un po’ di entusiasmo, aggiungete ottimismo e rifinite tutto con un po’ di generosità. E’ quello che la cultura chiede e quello che la cultura vi dà”.

Prima mi hanno guardato sornioni e poi hanno riso.

Ed io continuavo a scorrere il dito sul tablet alla ricerca di altre foto di quel “Materiale e l’immaginario” che ancora mi fa venire i brividi, meravigliosi brividi!

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