Ci vuole passione per riuscire ad essere Jo, riflessioni di una mamma scrittrice

E’ mamma, scrive libri, è un’insegnante, ma anche moglie: un mondo davvero grande e variegato quello di Emilia Marasco che si presenta alle MML (madri-mogli-lavoratrici) che seguono il blog con un libro uscito per Mondadori – “Volevamo essere Jo” – e con qualche spunto di riflessione per dire che in fondo il motore delle donne è la passione, il voler fare-riuscire-provare, non mettere in secondo o terzo piano le proprie inclinazioni.

Vive a Genova, Emilia racconta il mondo femminile con una penna lieve e precisa, anche romantica, sicura e scorrevole.

Il suo ultimo romanzo prende spunto da quel “Piccole donne” che ha fatto sognare generazioni di ragazze.

Mamma, moglie, lavoratrice (MML). Chi è Emilia?

“Mamma al cubo, nel senso che ho tre figli e sono anche matrigna perché il mio attuale e secondo marito ha portato in dote una figlia che, naturalmente, ha la sua mamma perciò io sono scherzosamente la matrigna.

Moglie al quadrato, due volte. Un primo matrimonio durato a lungo, quasi vent’anni e un matrimonio che dura da quindici anni.

Lavoratrice instancabile, non mi accontento mai di fare una cosa sola e quindi ne metto su un’altra e un’altra ancora. Sono docente di Storia dell’arte contemporanea e di Scrittura creativa all’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova, ho avuto per quasi dieci anni l’incarico di direzione, terminato il mio mandato ho ripreso la docenza ma ho pensato bene di inventarmi Officina Letteraria”.

Scrivi romanzi, insegni scrittura creativa e hai fondato Officina Letteraria, un laboratorio per aspiranti scrittori. La scrittura è una passione diventata anche un lavoro?

“La scrittura è una passione che mi ha trasmesso mio padre, giornalista, insieme alla passione per la lettura e per l’arte. E’ diventata un lavoro ma dato che il lavoro, per come la penso io, e’ l’occupazione che ci chiede tempo, impegno e in cambio ci dà da vivere, non posso dire che la scrittura sia la mia occupazione principale, il mio lavoro resta l’insegnamento che è un lavoro bellissimo. Nel tempo la scrittura mi ha portato riscontri che mi hanno orientato a viverla con un atteggiamento professionale, questo sì”.

Che differenza c’è tra scrivere una storia e insegnare a farlo?

“In entrambi i casi si ha una responsabilità, nell’insegnare la responsabilità è più grande. Per insegnare a scrivere storie non basta saperle scrivere. Non penso nemmeno che si possa davvero insegnare, si può mettere a disposizione un’esperienza, si può trasformarla in metodo. Per insegnare qualsiasi disciplina bisogna amare la disciplina e amare chi si avvicina ad essa”.

Emilia madre, tre aggettivi per definirti?

“Protettiva, troppo.

Creativa

Presente”

Emilia moglie, da uno a dieci quanto la tua storia personale s’insinua nelle vicende che racconti nei libri?

“Sette/otto secondo i libri”.

Emilia Marasco
Emilia fotografata da Sara Lando

Emilia lavoratrice, c’è un segreto – o se preferisci un consiglio – da svelare ad altre donne che provano a tenere in equilibrio famiglia e lavoro?

“Difficile dare consigli. Non lasciarsi mai inghiottire completamente dal lavoro, tenersi una riserva mentale, una zona franca. E soprattutto saper valutare bene quando in una situazione o in un problema lavorativo siamo indispensabili e quando no”.

“Volevamo essere Jo” è il tuo ultimo libro uscito per Mondadori. Una storia di ragazzine alle prese con il romanzo di Louisa May Alcott e tanti sogni, poi diventano grandi e fanno i conti con i loro posti nel mondo. Com’è nata l’idea di scrivere questa storia?

“C’è una ragione sentimentale, ho molto amato quel libro e non ho mai dimenticato il piacere che mi dava leggerlo”.

Tra le protagoniste, c’è una donna o una ragazzina di tempo fa che ti somiglia, che ti rappresenta?

“Jo per le passioni ma credo di essere anche molto Meg.

Nel mio libro Giovanna, per certi aspetti mi assomiglia, e anche Carla”.

Cosa significa, oggi, voler essere Jo?

“Vuol dire seguire le proprie inclinazioni e passioni, buttare il cuore oltre l’ostacolo, sognare un po’ senza staccare i piedi da terra”.

Hai scritto altri romanzi, per esempio “Famiglia femminile plurale” (Mondadori). Narrativamente il mondo delle donne multiruolo è un terreno che riserva ancora sorprese e continue scoperte o rischia di appiattirsi a certi cliché?

“Il rischio c’è ma il mondo delle donne è talmente ricco e complesso che andando oltre i temi comuni a tutte, quelli che più ci premono, possiamo scoprire molti altri aspetti e territori meno scontati”.

Prossimi progetti? A quali storie stai lavorando?

“Sto lavorando alla storia di una donna, questa volta è la storia di una solitudine. Ma ho altre storie che vorrei scrivere solo che, a 58 anni compiuti, la notte non mi è più tanto complice. Non riesco a scrivere fino alle ore piccole come un tempo”.

 

La foto di Emilia Marasco in questo post è di Sara Lando

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