Caro allenatore di calcio, sei una piacevole sorpresa! Non solo tecnica e vittorie ma gruppo, amicizia e buona educazione

Caro allenatore,

tu che stai per salutare una ventina di ragazzini della “scuola calcio”, forse ancora non lo sai perché non hai nemmeno trent’anni e non hai figli. In questo periodo di tarda primavera e inizio-estate i genitori come noi si ritrovano a partecipare ad una quantità di saluti, cene, saggi, feste a conclusione delle varie e tante attività cui i nostri marmocchi si dedicano durante l’anno. Abbiamo un’agenda di impegni che nemmeno l’amministratore delegato di una grande azienda! Quest’anno ci tocca festeggiare anche il tuo cambio di categoria, assistere all’abbraccio dei nostri figli che ti salutano – tu, il mister, l’allenatore – in attesa di un nuovo ciclo sportivo con altre guide, altre mire, altre dinamiche. Nel farlo ci ritroviamo a scrivere questa cosa: mica un biglietto con due righe di ringraziamento, pure sincere, che si fanno quasi sempre a chi si occupa dei figli e ci aiuta a farli diventare grandi con attività più o meno impegnative.

No, abbiamo sentito il bisogno di scrivere qualcosa di più: probabilmente nel tentativo di lasciarti un segno, un ricordo, una traccia che dica la riconoscenza per come hai tenuto in mano il timone della scuola calcio frequentata anche dai nostri ormai “ex pupetti”.

Non parliamo di tecnica calcistica, di come hai insegnato ai nostri ragazzini a stoppare il pallone, a mettere in pratica gli schemi perché la palla passasse lesta e precisa dal centrocampo all’area nella speranza di un gol. Nemmeno di come hai saputo individuare in ogni piccolo fisico la propensione ad un ruolo nella squadra cosicché i più scattanti potessero misurarsi con l’attacco, i più resistenti provassero a solcare le fasce, i più abili nei tiri a recuperar palloni nel tentativo d’assicurarsi una vita da mediano.

Competenze preziose per chi come te è un allenatore di calcio, ma non è neppure questa la ragione che ci spinge a scriverti, oggi.

E non è neanche per i brillanti risultati di tanti finesettimana. Fare un sacco di gol tutti i sabati e le domeniche ti consente di dire agli amici che sei il giocatore numero ics della squadra, oppure che è stato il tuo assist a permettere di segnare, oppure che hai fatto parate eccezionali, o che hai blindato talmente la difesa che il tuo portiere tante mattine d’inverno è morto di freddo non avendo avuto niente da fare…

Tutta roba carina per i nostri bimbi e divertente per noi genitori che cerchiamo di non perderci una partita anche quando gli impegni e i doveri ci costringono ad arrivare trafelati al campo quando l’arbitro da un pezzo ha fischiato l’inizio, o quando piove e ti ripari con gli altri babbi e mamme sotto la minuscola tettoia di qualche piccolo e scalcinato centro sportivo della provincia, o quando tira un vento micidiale che nemmeno cappello e sciarpa di pile riescono a farci scansare qualche mal di testa…

Con i figli di tutti noi – età varie e squadre diverse – frequentiamo gli ambienti della scuola calcio da qualche anno, eppure è il primo “caro allenatore” che scriviamo.

L’empatia è il tratto che ti distingue e pensiamo che sia il bandolo dal quale parte tutta la matassa. Lo sentono i ragazzini che sanno interpretare ogni tuo sguardo: quando devono riunirsi per ascoltarti in campo e fuori, sul marciapiede del centro sportivo, dentro gli spogliatoi, tra un tempo e l’altro di una partita come al raduno del super torneo.

Nella voce non metti mai un decibel in più per richiamarli, eppure quella ventina di teste – spesso rumorosi, burloni, a volte pigri e irriverenti – ti seguono e ti ascoltano. Tutti. Anche quelli che fanno della sordità un vanto, della ribellione uno stile di vita, della svogliatezza una caratteristica imprescindibile.

Caro allenatore,

sai rispettare un’incompletezza fisica, una difficoltà oggettiva, un risentimento tra compagni, un desiderio inespresso, il senso d’inadeguatezza. E i ragazzini hanno antenne infallibili! Sono bravissimi a captare il rispetto che gli altri hanno nei loro confronti ed essendo, grazie all’età, ancora abbastanza spontanei sanno contraccambiare in un’infinità di modi. Con l’ascolto, con l’impegno, con la puntualità, con il pianto, con l’esultanza… Ciascuno a modo proprio e ogni volta in maniera diversa.

A noi genitori tutto questo non può sfuggire perché è un bene prezioso quanto difficile da scovare in ogni dove.

Averlo trovato nell’ambiente calcistico non ti nascondiamo che è stata una piacevole sorpresa e anche un grande aiuto per chi come noi prova a svolgere il ruolo di genitore con buon senso e impegno, costanza e dedizione.

Ecco perché abbiamo sentito il bisogno e il dovere di ringraziarti provando a spiegarci addirittura con una lettera.

Caro allenatore,

sappi che vincere il campionato e far mettere da parte quel traguardo conquistato, è roba da maestri! Tu ci sei riuscito: hai fatto contare la forza del gruppo più del primo posto in classifica, hai messo in cima la soddisfazione di ciascun ragazzino, la sicurezza di un riferimento per i genitori, la solidità del confidente quando gli scarpini stringono perché a questa età il piede cresce di mese in mese confondendo non solo il tiro ma di più la testa e il cuore dei nostri figli. Hai saputo spargere educazione, far riconoscere quando è meglio il silenzio e quando invece c’è bisogno di unire le mani e gridare insieme “Olé”.

Hai saputo dare qualche dritta di comportamento anche a noi grandi che a volte siamo invadenti e sovraeccitati; un disturbo più che un aiuto per i nostri bimbi.

Ci rimangono tanti bei ricordi, diversi momenti condivisi fra famiglie. Ci siamo divertiti e siamo stati bene e anche questo ci ha aiutato senz’altro a svolgere il nostro ruolo di madre e padre con un po’ più di serenità.

Ora che stai per cambiare gruppo, squadra, categoria, ci piace augurarti di saper distribuire anche a molti altri ragazzini e ai loro genitori questo tuo essere un allenatore garbato. Non sembri poco, anche altri lo scopriranno presto e gli riempirai il cuore.

L’affetto di cui sai circondarti ti serva da corazza per contrastare eventuali difficoltà. O per condividere le soddisfazioni.

Un grande abbraccio e molti auguri.

 

I genitori della squadra di calcio

 

 

 

 

 

 

 

 

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