Aiuto, dove metto i figli se a scuola c’è sciopero?

Mettiamo che si annunci un super mega scioperone nel mondo della scuola e già mi vedo vacillare con i tre Plonerini in situazioni precarie: come risolviamo la questione pratica se per esempio uno dei prossimi giorni le scuole sono chiuse? Il lavoro fila via con i suoi orari e i suoi impegni come se niente fosse, ma mi chiedo e vi chiedo: chi tiene i figli?

Chiariamo subito un punto: qui non si discute del contenuto della protesta, delle ragioni dei lavoratori di un certo settore che si fermano per affermare un diritto o per rivendicare un principio. Non è questa la sede. No, qui si parla di logistica, di vita pratica, di dove mettere i figli mentre la scuola è chiusa.

Le mamme che conosco in questi casi sono rassicuranti come una scossa di terremoto: hai sentito? C’è sciopero?

E un’altra che rincara: lo sapete, vero, che c’è sciopero?

Ancora: ho già detto ai miei che non prendano impegni, c’è sciopero.

Inutile girarci intorno: una scuola (o tre scuole, come nel mio caso), chiusa all’improvviso è come un’accettata in piena tibia. Ti azzoppa, non c’è dubbio. E non ti stai a chiedere chi e per che cosa stiamo o stanno protestando la tale o talaltra categoria di lavoratori. No, già vorresti vedere il film della casa silenziosa alle sette e mezzo di mattina, la porta della camera dei Tre socchiusa così come è stata lasciata la sera prima, e il bagno deluso perché tra un lavandino e un bidé non si aggira il solito esercito saltellante, lo specchio triste perché a corto di spalmate di gel sul ciuffo ribelle, e il profumo blu che tanto piace alle compagne di scuola del Plonerino medio giace intoccato dal giorno precedente.

Perché tutta quella calma un giorno qualsiasi della settimana? Questo è il film dei sogni, quello che vorresti vedere prima o poi una volta – almeno una volta – nella vita di madre e lavoratrice.

Ma quando la voce di uno sciopero a scuola si traduce in un avviso formale, di quelli da restituire firmato al coordinatore di classe, allora il panico tracima come un fiume in piena. La sera prima sui gruppi whatsapp delle mamme è tutto un rincorrersi di domande ficchine: che fai, li mandi a scuola anche se c’è sciopero? Un’altra: non ci penso nemmeno, viene mia madre quando esco per l’ufficio e se ne occupa lei tutto il giorno. E l’eroina che “dai sei tutte noi”: Figuriamoci se stanno a casa, li mando a scuola e se c’è anche un insegnante soltanto, loro entrano in classe. E via whatsappando.

Poi arriva per esempio un venerdì mattina, il giorno annunciato e tanto temuto. E hai come al solito due strade: una larga e distesa che ti conduce verso la porta d’ingresso di casa vestita e truccata di tutto punto senza che nessuno ti abbia chiamata, pretesa, strattonata, interrogata ! Quindi esci silenziosa dopo aver salutato tua madre o qualcuno che si occuperà dei figli dal risveglio in poi. Mentre sei in macchina verso l’ufficio ti rigeneri con un chissenefrega dello sciopero che tanto a casa è tutto sotto controllo.

Ma c’è anche la seconda strada, quella irta e sconnessa della madre dai valori ferrei, inamovibile, anche quando la sopravvivenza è seriamente messa in discussione. Vuoi che i tuoi figli indossino zaino e giubbotto e si presentino all’ingresso della scuola come tutte le mattine, aspettino il responso dei custodi e con le dita incrociate speri che le classi entrino regolarmente a scuola.

Un brivido mi assale quando nemmeno la custode è presente, il portone a vetri della primaria è tristemente chiuso, sulla bacheca a destra delle scale campeggia un manifesto scritto in blu bello fitto, la vista s’appanna, le righe in evidenza cominciano a confondersi ma solo una parola scritta grande continua a rimbalzare dentro agli occhi come una luce laser “sciopero”, “sciopero”, “sciopero”.

Il panico! Allora – penso – anche gli istituti degli altri due figli potrebbero essere chiusi… Telefonino in mano, via alle chiamate alla mamma dell’amico della mamma del compagno della mamma del vicino. Sì, è così, anche l’altro istituto è chiuso e nell’altro ancora qualche classe è entrata e fanno lezione ma quella del tuo no!

Eccoci, mi sento una madre attaccata a tradimento alla giugulare, un venerdì mattina qualsiasi.

Tocca chiamare l’ufficio, inventarsi un ritardo, cercare di spostare quei due appuntamenti in apertura di giornata, fare appello a tutte le risorse assistenziali che girano intorno a casa, amiche, madri, suocere, conoscenti, volontarie, vicine, lontane. Chiunque! Il marito no, perché proprio ieri, oggi e domani ha l’incontro clou della stagione, quello programmato con mesi d’anticipo, l’affare in cui ha investito tutto il lavoro dell’ultimo periodo.

Un’ora di sudore freddo, di vera questua, di suppliche e raccomandazioni. Finché i figli, avendo trovato la scuola chiusa, sono finalmente di nuovo a casa.

Se guardo l’orologio, è la fine. Posso solo rimettermi un po’ in sesto e ignorare tutto quello che c’è stato prima. Do il via al cellulare: lavoro – chiama.

“Sto arrivando. Ci sono urgenze?”.

Mamme care, è un film che avete visto anche voi senz’altro un sacco di volte. E già state pensando a quando potreste rivederlo un’altra volta. Volete commentare qui sotto che ci facciamo due riflessioni ma anche due risate, tutte insieme?

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One Comment

  1. lucia deri
    9 novembre 2015
    Reply

    purtroppo questi flash li ho vissuti tante volte…………..ormai l’età dei miei Plonerini mi esonera ma dopo tanti anni di corse in tutte le direzione, un’unica cosa accomuna tutte queste situazioni…………………le donne che lavorano sono ostacolate dalle istituzioni e dalla nostra società e la nostra arte “dell’arrangiarsi” ha sempre rimandato una rivolta di massa delle mamme, mogli, lavoratrici e donne!!! passano gli anni ma le cose non cambiano di una virgola……………..in tutto questo la parola sciopero è solo sinonimo di “mi devo organizzare diversamente” e perde lo spunto di riflessione: Perché questi sciopereranno?????

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